Posted by: antoniodaniele | Aprile 4, 2008

Biùtiful Cauntri

Ieri ho avuto modo di vedere Biùtiful Cauntri, documentario sull’emergenza rifiuti in Campania, diretto da Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero.

Il tema è indirettamente connesso alla crisi climatica: una corretta gestione dei rifiuti è fondamentale per ridurre il nostro impatto ambientale e le emissioni nocive nell’atmosfera.
Ma l’allarme più grave è sul territorio campano, che negli ultimi anni è stato letteralmente avvelenato dalle attività dell’ecomafia, fino a diventare una “chernobyl italiana”.

La visione è angosciante: cumuli di amianto e rifiuti chimici sotterrati ai bordi delle strade, copertoni incendiati per estrarne il rame, pecore e bufale che muoiono per la diossina, laghi di centinaia di metri quadrati di percolato di discarica senza alcuna messa in sicurezza. Il tutto a pochi passi dai campi coltivati.

Biùtiful Cauntri

Biùtiful Cauntri è un atto di denuncia forte e coraggioso, che va diffuso… cercatelo nelle sale e ditelo ai vostri amici!

Risposte

E’ 1 film-denuncia…
anzi, una denuncia filmata…
E… visto che negli abituali canali di informazione
non si saprà mai nulla di quello che è presentato
in questo documentario, va CERCATO!

Il breve filmato di youtube su Biùtiful Cauntri è inquietante. E lo è ancor di più per me che da giornalista sto seguendo le proteste anti discarica di questi giorni ad Ariano e Savignano (Avellino): collegando la situazione avellinese con quella di Napoli si capisce perché la popolazione irpina ha paura della discarica, perché sa che la potenza della camorra sarà in grado di stravolgere le belle intenzioni annunciate oggi da chi gestisce l’emergenza rifiuti in Campania; la popolazione sa che la discarica non sarà “pulita e gestita a regola d’arte, senza impatti ambientali”; sa che il rischio di avvelenare la terra è reale. Al Comune che dovrà ospitare la nuova discarica sono stati promessi soldi e altri “benefits”. Tre milioni e mezzo di euro al Comune di Savignano per fargli accettare 700mila tonnellate di rifiuti che arriveranno probabilmente da tutta la regione e non dalla sola provincia di Avellino. Per questo motivo la gente di Savignano sta scendendo in piazza. E non è sola: con loro protestano a gran voce anche i cittadini della vicina città di Ariano e degli altri comuni limitrofi, anche pugliesi. Una protesta che sta diventando ogni giorno più esasperata, che sempre più spesso arriva allo scontro fisico con la polizia e con i celerini mandati a proteggere il sito dove stanno già lavorando le ruspe. In questi ultimi giorni sono volate manganellate, pietre, lacrimogeni. Si sono già contati feriti, sia tra la popolazione che tra le forze dell’ordine. Ai manifestanti questo sembra l’unico modo per ottenere la sospensione dei lavori. Il punto è che non ci sono garanzie sul modo in cui saranno sversate queste 700mila tonnellate di rifiuti. E non solo: ad un chilometro di distanza dal sito di Savignano in cui stanno lavorando le ruspe (il sito di Pustarza) c’è poi un’altra discarica (la vecchia discarica di Difesa Grande) che fino a pochi anni fa, e per dieci anni, ha continuato a ricevere spazzatura da tutta la Campania: sotto terra ci sono ancora oltre un milione di tonnellate di rifiuti; la bonifica è stata annunciata e mai fatta. Lo stesso sito di Pustarza è stato già usato per un breve periodo come discarica, nel 1994, e anche lì la bonifica non è stata ancora fatta: hanno detto che la bonifica qui verrà fatta proprio durante i lavori di costruzione della nuova discarica (che sarà una mega discarica, visto che sorgerà su 22 ettari di terreno e che costerà oltre 20 milioni di euro). Guardando Biùtiful Cauntri si capisce perché nessuno si fida più di nessuno e perché si risponde “NO” a qualsiasi trattativa con il governo.

Il quadro che tratteggi è allarmante. Con queste premesse, come dare torto ai cittadini di Savignano? Nella eventuale discarica confluirebbero rifiuti da tutta la Campania, anche da quelle zone i cui cittadini non hanno voluto le discariche.

Ma allora che fare? Io credo che il cuore della questione sia sfuggito all’attenzione di tutti: popolazione, media, istituzioni. Le 700.000 tonnellate creano un’emergenza in questo preciso momento. Ma, intanto che si trova dove smaltirle, i rifiuti aumentano. E continueranno ad aumentare. E, quando sarà pieno anche il sito di Savignano, dove si manderà l’immondizia?

Il punto è che se non si fa una VERA raccolta differenziata, organizzata in maniera capillare in tutti i comuni della regione, non si farà altro che continuare a spostare il problema, facendolo crescere sempre di più.
In altri paesi e in altre regioni, ne abbiamo visto molti esempi in tv in questi mesi, l’immondizia è un business per la comunità stessa. Riciclare vuol dire anche ridurre drasticamente il volume dell’immondizia, risparmiare risorse naturali, inquinare di meno nei processi produttivi.
Intanto che le istituzioni si decidono ad agire, i cittadini possono fare molto e prendersi le proprie responsabilità. Laddove non ci sono i cassonetti o la raccolta porta a porta, esistono comunque dei centri di raccolta dove portare i rifiuti differenziati. E nel frattempo si possono ridurre i rifiuti domestici, consumare acqua del rubinetto (quanta plastica in meno!), usare pile ricaricabili, ecc…

Per quanto riguarda la situazione di Napoli, vorrei chiedere ai cittadini napoletani se sia meglio accettare nella loro zona un termovalorizzatore che diffonda un po’ di polveri nell’atmosfera o se siano preferibili tonnellate di immondizia (tra cui amianto e rifiuti chimici), che ardono indisturbate tra l’indifferenza della gente (dove sono le proteste per questi roghi e per le discariche abusive?) e che propagano dense nubi nere ai bordi delle strade, a pochi metri da campi coltivati, scuole e abitazioni.

In definitiva, mi chiedo se i cosiddetti “no degli ambientalisti” preludano effettivamente ad una proposta concreta o si limitino semplicemente a negare una possibilità.

I soldi per Savignano ci sono. Allora perché non fare questa discarica e controllare che “tutto fili liscio”? La gente del luogo, giustamente preoccupata, può associarsi in un consorzio che vigili affinché la struttura rispetti tutti i parametri di sicurezza. Dall’altra parte, le istituzioni sono tenute a dare le dovute garanzie di legalità e di trasparenza.

Somehow i missed the point. Probably lost in translation :) Anyway … nice blog to visit.

cheers, Surety!

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